Original text in italian language
BRUCE LEE
“L’atleta che trascura la sua mente non vincerà mai una gara”
L’ISTINTO DEL KILLER: il Piccolo Dragone nella sua infanzia incontrò gli stessi vantaggi e gli stessi svantaggi che può incontrare chiunque, da bambino non era particolarmente forte nel fisico ed a volte trovava difficile difendersi dai bambini più grandi che egli frequentava. Di fronte a questo problema egli avrebbe più o meno potuto fare una delle tre seguenti scelte. Prima di tutto avrebbe potuto continuare come prima, preoccupandosi un sacco, ma senza far nulla. In secondo luogo avrebbe potuto allontanarsi dagli altri e nascondersi dal grande mondo cattivo (e com’è facile fare questo), oppure come terza soluzione avrebbe potuto fare qualcosa di positivo. Bruce scelse la terza soluzione e decise di affrontare il problema: dopo tutto i problemi esistono per essere risolti! Il Piccolo Dragone dimostrerà a sè stesso ed a tutti noi che la forza fisica di quelli attorno a lui POTEVA essere conquistata usando le qualità giuste. Egli voleva imparare queste qualità, voleva trovare uno scopo per indirizzare queste azioni DENTRO DI SE’. In altre parole la forza di carattere è nascosta in tutti noi e bisogna farle appello purché ci si senta sufficientemente incattiviti dal nostro problema. Ma come possiamo essere sicuri che se ci sentiamo cattivi verso qualcosa, poi rimaniamo calmi abbastanza per pensare alle soluzioni possibili? Dobbiamo mantenerci fisicamente e mentalmente in forma. La base da cui partì Bruce Lee fu la chiarezza di pensiero, che gli servì per puntualizzare il nocciolo del problema. Che cosa costituisce l’istinto del killer? Per incominciare la fermezza di volontà. E’ necessaria anche l’esperienza della vita per alimentare la fiamma e poi uno scopo che stimoli questo istinto. Una volta che si sono raggiunte queste condizioni necessarie, gli sforzi necessari per ottenere una buona forma fisica e per raggiungere l’autodisciplina si riducono al minimo. Essi diventano guida per raggiungere la destinazione e l’istinto del killer diventa l’abilità di vedere e comprendere il sentiero verso la meta, come se fosse chiaro come il giorno. Bruce sviluppò la capacità di vedere un problema, di pensarvi attentamente e arrivare ad una soluzione ed egli aveva sufficiente determinazione per portare fino in fondo la sua decisione. La conoscenza di se stessi è un processo continuo e va di pari passo con la cura della propria persona; ne deriva la necessità di avere una “mente critica”. Alcune persone però preferiscono una “mente dipendente”: questo offre loro una sensazione di sicurezza. “Se doni ad un uomo un pesce, lo nutri per un solo giorno; ma se gli insegni a pescare, lo nutri per la vita”. Il problema è che ci sono delle persone che non vogliono imparare a pescare per sè stesse. Preferiscono che venga dato loro un pesce ogni giorno. Il loro atteggiamento è: “Non voglio che mi sia detto che devo pensare a me stesso, cercare le risposte in me e trovare la causa della mia ignoranza. E’ per questo che ti sto pagando”. Bruce Lee allenava mente e corpo in egual misura. Aveva sempre messo in chiaro nei suoi allenamenti, che il corpo è uno strumento importantissimo e salvaguardare la propria salute è un dovere. Come atleta Bruce era un esempio vivente di un superbo benessere fisico, mostrando forza, potenza, velocità ed elasticità. Secondo Bruce Lee, la sensibilità ti mantiene in sintonia con l’avversario, permettendoti di essere costantemente informato sui suoi movimenti, azioni e reazioni. L’obiettivo dell’allenamento della sensibilità è di affilare i tuoi sensi di percezione come la vista, l’udito, il tatto, cosicché tu possa riconoscere, identificare e reagire prontamente alla mossa dell’avversario, senza pensare o essere frenato da ciò che Bruce Lee chiamava freno psichico.
Differenza tra sensibilità e concentrazione: la concentrazione è il raccoglimento dell’attenzione; tende a focalizzarsi su una cosa alla volta ad esclusione di qualsiasi altra. Se mi concentro su un avversario, faccio convergere l’attenzione esclusivamente su di lui e chiudo la mente a qualsiasi altro evento che potrebbe accadere intorno a noi due. Con la sensibilità, non solo osservo il mio avversario, ma anche tutto il resto. Si tratta di una sensibilità sciolta e malleabile. Bruce Lee lavorava su tre tipi di sensibilità: visiva, uditiva e tattile.
Sensibilità visiva: nel combattimento si usano due tipi di visione: il primo è la visione centrale, nella quale i tuoi occhi e la tua attenzione sono fissi su di un punto centrale (nel tennis: l’avversario e il campo delimitato dalle righe); il secondo è la visione periferica, nel cui caso, sebbene i tuoi occhi siano fissi su di un punto, la tua attenzione si allarga all’intera area, (pubblico e ambiente intorno al campo da tennis). Sensibilità uditiva: è stato provato che le persone reagiscono più velocemente ad un segnale uditivo che ad uno visivo (ecco perché in atletica, per dare inizio alla gara, si è passato dalla bandierina alla pistola). La sensibilità uditiva può risultare estremamente utile quando ci si trovi in una situazione in cui, per varie ragioni, la visibilità potrebbe essere ridotta (luci artificiali). Sensibilità tattile: la sensibilità tattile comporta un senso del tatto molto elevato (grip, sentire la pallina in mano). Due cose possono aiutare ad aumentare l’abilità nella sensibilità: 1) mantenere una posizione sciolta e rilassata, ma pronta in qualsiasi momento; 2) mantenere un giusto centro dell’attenzione, cioè avere la mente rivolta al compito e aperta. Se la mente è impegnata a pensare ad altre cose, il centro dell’attenzione sarà diviso in due e di conseguenza la sensibilità sarà ridotta.
Valentina Bonacorsi
Istruttore I grado
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